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02/10/2020

Mercato azionario italiano: perché crediamo nelle mid e small cap



Il 2020 verrà ricordato come l’anno orribile del Coronavirus, che ha letteralmente scosso e cambiato la vita di tutti i giorni.
In Borsa, se guardiamo ai mercati azionari statunitensi ci sembra di aver vissuto solo un temporaneo “Start and Stop”, mentre in Europa gli indici principali viaggiano ancora in territori ampiamente negativi.

Da inizio anno, il FTSE Mib Italiano è sotto del 18.3%, il FTSE Mid Cap italia del 15.2%, il Ftse Small Cap italia del 16.1%. Sulla stessa falsa riga del FTSE Mib anche l’indice principale di Parigi (CAC 40), mentre il Dax tedesco è il best performer con un ritorno negativo del 4,89%.

 

Osservando il grafico delle performance balza subito all’occhio la differenza del rally della Germania rispetto all'Italia e alla Francia. Quali sono state le motivazioni?

La Germania è la locomotiva industriale del vecchio continente, con un’economia fortemente legata all’andamento delle sue esportazioni. È inoltre da sempre percepito come il Safe Haven dell’Eurozona, attirando capitali in fuga dalla periferia nelle fasi di maggior incertezza.

Fatta questa premessa però, a nostro avviso la differenza di performance inizia ed essere poco sostenibile per una serie di considerazioni:

-          Il Recovery Fund architettato nel pieno della crisi è una svolta epocale nel processo di integrazione europea. Tralasciando la tempistica e l’ammontare dei fondi, è opportuno concentrarsi sul “precedente” che si è creato. Il mercato dovrebbe iniziare ad apprezzare l’aumento del grado di coesione in Europa, che riduce ampiamente i rischi di dissolvimento dell’Unione anche in ottica di crisi future.

-          A livello monetario, la BCE ha chiaramente detto di voler mantenere un elevato supporto attraverso acquisti flessibili di titoli di stato, anche al di là dei limiti delle capital keys. Per la periferia questo rappresenta ovviamente un aspetto positivo volto a ridurre gli spread rispetto alla Germania.

-          La ripresa dell’economia tedesca dovrebbe produrre effetti positivi a catena sui suoi principali fornitori, tra cui spiccano le piccole e medie imprese italiane.

 

Se osserviamo il grafico in basso, la correlazione tra DAX e FTSE MID CAP si trova oggi ben lontana dalla sua media storica. Riteniamo che nel medio periodo questo gap possa presto nuovamente chiudersi sulla scia della ripresa della domanda tedesca verso le aziende italiane.

Come si traduce tutto questo in ottica di investimento?

In un contesto di mercato come quello attuale e con una situazione macroeconomica senza precedenti storici, le valutazioni classiche andrebbero ponderate con considerazioni di più ampio spettro. Inoltre, è importante in fasi come queste avere un processo di selezione di investimenti che si basi su solidi capisaldi:

-          Qualità: Scegliere aziende con poco indebitamento. Questo perché avranno meno pressioni a livello operativo e potranno crescere per linee esterne a prezzi ragionevoli;

-          Redditività. Scegliere aziende con margini sostenibili e difesi da forti vantaggi competitivi;

-          Presenza del management. Scegliere aziende con manager di prima categoria e direttamente coinvolti nei risultati aziendali;

-          Ottica internazionale. Scegliere aziende con prodotti internazionali e ad alto valore aggiunto;

Aziende con simili caratteristiche prendono il nome di “Multinazionali Tascabili” e sono particolarmente presenti nel panorama italiano. Riteniamo quindi che vi sia molto valore all’interno del comparto delle piccole e medie imprese Italiane.

Oltre alle dinamiche esposte, le piccole e medie aziende italiane potrebbero beneficiare di uno dei megatrend dei prossimi anni: il rimpatrio della produzione dai paesi in via di sviluppo.

Il coronavirus ha messo a luce tutti i limiti di un’eccessiva delocalizzazione all’estero delle aziende e una delle strategie dei governi nazionali è di riportare in patria alcune fasi di produzione nevralgiche della catena del valore.  A rafforzare questo movimento vi è inoltre il fatto che il differenziale di costo del lavoro (rapportato con la qualità del prodotto finito) tra alcuni Paesi Emergenti e alcuni Paesi della Periferia Europea, non è più così ampio come in passato.

L’ Italia in questo processo può giocare un ruolo da protagonista e in ottica di investimento si traduce ancora una volta nel preferire le mid small cap alle large cap, specialmente per una composizione settoriale diversa. Come vediamo sotto il Ftse Mib ha per la maggiore Finanziari (30.12%) ed Utilities (24.07%). Mentre il Ftse Mid Cap ha sia Finanziari (24.95% anche se per la maggior parte non sono banche ma società di servizi finanziari) che Comsumer Discretionary (20.09%) che Industriali (15.77%). Importante considerare anche la differenza di Tecnologia dove il Ftse mib ha circa il 7% (tuttavia concentrato in pochi titoli) mentre il Mid Cap ha l’11% (con molte piccole società attive nella consulenza ad alto valore)

 

CONCLUSIONI

Alla luce delle considerazioni fatte quindi continuiamo a preferire le mid e small cap italiane alle large cap, sia perché rappresentano la spina dorsale del nostro Paese, sia perché riscontriamo la presenza di maggiore valore intrinseco in un orizzonte temporale di medio lungo periodo.
A livello settoriale, sul fondo AcomeA Italia e AcomeA Esente, manteniamo una rilevante presenza nella tecnologia e nell’industria, mentre la parte finanziaria è più caratterizzata da “Specialty Finance” e da titoli subordinati di banche italiane.