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Costruire un portafoglio di investimento: i primi passi


Il lavoro del gestore di un fondo comune a gestione attiva consiste nello scegliere gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ecc.) con cui comporre il portafoglio del fondo.
Il processo di costruzione del portafoglio si chiama “asset allocation”, l’allocazione delle risorse del fondo ai diversi investimenti.

Nell’asset allocation prima di tutto il gestore deve rispettare il rischio e gli eventuali limiti previsti nel regolamento del fondo, che riducono la sua discrezionalità.
Ad esempio, un fondo azionario dovrà essere investito almeno al 70% in azioni.
Rispettati questi punti fermi, il gestore ha due modi differenti per selezionare i titoli da inserire portafoglio: può seguire l’approccio “top-down” oppure quello “bottom-up”.

Quando usa un approccio top-down, il gestore decide in primo luogo la percentuale che vuole investire in azioni, ad esempio l’80%.
Solo successivamente selezionerà i singoli titoli, la cui somma totale dei pesi sarà pari alla percentuale di azioni stabilita.
Ma l’asset allocation può seguire un processo completamente diverso: il gestore può iniziare con la selezione delle singole azioni che ritiene buoni investimenti, scegliendo per ciascuna il peso da avere in portafoglio, ma senza decidere l’esposizione azionaria complessiva.
L’esposizione azionaria è solo ottenuta “ex post” come la somma dei pesi dei titoli che avrà inserito in portafoglio, non decisa a priori.
In questo caso si parla di asset allocation bottom-up.

Prendiamo ad esempio un fondo azionario.
Il gestore può decidere di essere investito in azioni al 80%, e poi andare a selezionare i singoli titoli.
Se il fondo azionario è globale, il gestore che usa un approccio top-down dovrà, oltre a dover decidere quale percentuale di azioni detenere, scegliere quali percentuali investire nei diversi Paesi e nei diversi settori, se e quanto proteggere il fondo dal rischio di cambio sulle valute e come investire la parte non allocata in azioni.
Oppure seguendo un approccio bottom-up decide di comporre il portafoglio, ad esempio, con il titolo A per l’8%, il titolo B per il 5,5%, e così di seguito.
Ricordiamo che la discrezionalità del gestore è parziale: il gestore deve infatti rispettare i limiti previsti nel regolamento del fondo: se si tratta di un fondo azionario Italia è poco probabile che al gestore sia consentito investire in obbligazioni sudafricane!

Ma come valuta i titoli un gestore?

I gestori incontrano i manager delle aziende, studiano i loro bilanci, le ricerche di altri analisti, le politiche economiche degli Stati e molto altro per capire se il valore dell’azienda è diverso dal prezzo di mercato del momento.
Valutano continuamente il rischio e le opportunità di rendimento dei diversi strumenti finanziari e il rischio dell'intero portafoglio, per decidere se eliminare, ridurre o incrementare le posizioni.
Le domande che si fanno sono esempio: il prezzo (e dunque il rendimento) dell’obbligazione che scade nel 2030 in real brasiliani rispecchia i rischi che si corrono investendo il quel paese? Oppure è frutto dell’eccesso di ottimismo che caratterizza il mercato in questo momento?
E ancora: le azioni del settore petrolifero sono scese moltissimo negli ultimi mesi, ma il loro valore è realmente così basso?



Quote: il prezzo è quello che paghi, il valore ciò che ottieni. Warren Buffet